
Isabella Nazzarri e Giulio Zanet: “Interferenze”
15 Maggio 2018
Press release – Nanni Valentini: La Terra, il luogo (curated by Flaminio Gualdoni)
18 Settembre 201818 Settembre - 3 Novembre 2018
Orari di apertura: martedì - sabato | 14.00 - 19.00
Il tema della casa, dimora heideggeriana, è insieme al focolare il punto più alto della riflessione
operativa di Nanni Valentini intorno all’idea di luogo.
La casa genera interno ed esterno, chiude lo spazio dicendolo, è utero e calore, oscurità e intimità:
materia del vivere. Ed è stabilità, immobilità, consistenza, che dialoga infine con l’alito
dell’apparizione dell’angelo, figura ultima e ineffabile del percorso bruscamente interrotto dell’artista.
Nel giugno 1981 Valentini ne dà annuncio esplicito nella personale “Le case” alla Galerie Babel,
Heilbrönn, nel 1982 sono gli studi per quattro grandi case, semi di lavori futuri, poi nel 1983 viene la
Casa per Pierpaolo, nel maggio 1984 la personale sulle “Case” al Museu de Ceràmica di Barcellona.
Dei quattro studi del 1982 due approdano a versioni compiute. La prima è esposta, gennaio 1984, alla
personale milanese al Padiglione d’arte contemporanea. È un volume chiuso, opaco, serrato su se
stesso, con quei muri estranei in cemento che dicono la massa introversa. Ai quattro vertici sono
quattro capitelli: volti, altro tema di devastante e complice intensità. Essi portano in sé il sapore
romanico dello snodo architettonico figurato, che è insieme sguardo da e verso l’architettura, che è
struttura e irruzione formale divagante: che è, soprattutto, interrogazione radicale sulla duplicità
apparente delle idee di corpo che convoca.
La seconda è quella esposta nell’aprile 1987 alla Galleria Civica di Modena: dopo la morte, ma già
interamente realizzata in studio. È Il passaggio dell’angelo, che già si annuncia anche nelle opere
esposte allo Hetjens Museum, Düsseldorf, nel gennaio 1986, per le quali l’artista scrive nel novembre
1985, pochi giorni prima di lasciarci, il 5 dicembre: “Né uomo né fantasma ma angelo, che si allontana
velocemente guardando indietro come volesse risegnare il proprio passato. Il suo volto, per la
discontinuità degli attimi, non è stato riconosciuto, ma i capelli sì: al loro posto vi sono dei ricci di
carta, sicuramente scritti.
La casa era lì immobile e i suoi muri hanno catturato quell’ombra che passava.
Ho portato a Düsseldorf dei lavori di terracotta, li ho pensati come frammenti della parte di un muro
disegnata da quell’ombra. Quei mattoni d’argilla sono stati trasformati in modo che nel futuro
passaggio l’angelo non trovasse dei muri ma elementi di uno spazio a lui più prossimi”.
In questa mostra abbiamo raccolto alcune tracce di quel percorso, segni disseminati all’interno di un
operare e riflettere e sognare (“Quando lavoro cerco di mettere la terra tra me e lo sguardo: ma il senso
si ritrae ugualmente e il premere si identifica con il sognare”) radicale e ultimativo, ispido e dolce,
agguerrito e capace di stupori, intorno all’idea di forma e di luogo, provocando l’indifferenza della
terra perché “l’arte fatta con la terra cotta può raccontarci l’apparizione di luoghi, la presenza, anche
lontana, di fantasmi abbandonati, di volti muti, di spessori non riflettenti, di percorsi meno attesi.
Indizi, frammenti, ma certamente desiderio di uscire di nuovo dalla metafora”.